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Gommalacca

Recensione: Gommalacca Il CD incuriosisce già dalla copertina, che rappresenta il casalingo conforto degli inverni di tanti freddolosi: la borsa dell'acqua calda, un abbraccio che ci arriva proprio grazie alla scivolosa gommalacca- trait d'union tra il passato (quello prossimo, come anche quello ancestrale del tiepido liquido amniotico) e il futuro. Battiato collabora infatti con cantanti più giovani, come Morgan e la cantante dei CSI Ginevra di Marco, e si apre a sonorità avveniristiche. L'album, uscito nel 1998 grazie alla casa discografica Polygram, contiene dieci brani di straordinaria qualità dal punto di vista letterario, musicale e culturale in senso lato. Battiato collabora col filosofo Manlio Sgalambro per la stesura dei testi; si occupa invece da solo delle musiche, degli arrangiamenti e della produzione. Per quanto riguarda le sonorità, le ritmiche graffianti di "Auto da fé", "Il mantello e la spiga", "Quello che fu" si alternano a brani avveniristici come "Shock in My Town", in cui l'artista si spinge a sperimentazioni ardue e ardite, e a proposito del quale egli stesso afferma: "E' un brano che guarda avanti. La grande quantità di alterazioni tecnologiche è in grado di fronteggiare e perpetrare questo vizio del nostro tempo, la tecnologia a ogni costo e in ogni settore". Quest'incubo informatico è controbilanciato e addolcito dall'anelito al ritorno allo stato di natura del "Ballo del potere", incentrato sull'inscindibile simbiosi uomo-natura. Il tema panico della fusione col tutto ritorna in "Il mantello e la spiga", col suo suadente invito a perdersi nelle immense distese dei campi: smarrirsi in quel verde per ritrovarsi, per riconoscersi, per lasciare un'impronta, leitmotiv della nostra vita, filo d'Arianna che ci permette di riconoscerci pur nelle nostre perpetue metamorfosi.

"Casta diva" è un omaggio sentito e dolcissimo, pieno di nostalgia, a Maria Callas, della quale rievoca le vicissitudini: l'infanzia trascorsa in America, il ritorno alla Grecia, patria terra del mito e della musica, le invidie velenose dei mediocri e il vile tradimento di Onassis, che la abbandonò, senza nemmeno dirglielo di persona, per sposare Jacqueline Kennedy.

Il tema della tenera seduzione operata dalla donna, sorella di quella propria della musica, ritorna in "E' stato molto bello", che ci parla di un rapimento operato da mendaci, soavi "bugie di suoni". Il rapimento dell'amore è presente anche in "Vite parallele", il cui titolo rimanda forse a Plutarco; il contenuto invece parla di reincarnazione, della possibilità che una sola esistenza sia intessuta di molte vite- emblema della poliedricità del reale, che pur fa capo, forse, a un Motore Immobile.

Questo viaggio metafisico nell'infinito fa da contraltare a un'altra avventura, reale e concreta, narrata nell'ultimo brano: "Una catastrofe psicocosmica mi sbatte contro le mura del tempo. Vigilo, nel sonno vigilo. Sentinella, che vedi?" Con queste parole, tra la recita e il canto, Franco Battiato introduce la figura del generale Shackleton e racconta: "Durante la grande guerra, nel gennaio del 1915, alle estremità settentrionali un forte vento spingeva grossi blocchi di ghiaccio galleggianti, imprigionando per sempre la nave dell' audace capitano Sheckleton. [...] I 22 superstiti dell' isola Elefante sopportavano un tremendo inverno. Per sopravvivere furono costretti a uccidere i loro cani. Ma il 30 agosto del 1916 il leggendario capitano compariva a salvarli con un'altra nave". In queste poche, essenziali parole sono racchiuse l'avventura, la disperazione di uomini costretti a pagare la sopravvivenza con la bestialità; ma anche l'eroismo, la forza di resistere senza mai arrendersi fino all'arrivo dell'unico, impavido capitano in grado di portare la salvezza. Il brano è un prosimetro, un seducente alternarsi di prosa e di versi in cui il parlato si fonde con il canto. Lunghe e ripetute frasi in tedesco si sposano incredibilmente con sonorità arabeggianti, con un intreccio la cui armonia ha dell'incredibile.

SteppenWolf





 

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