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Un canto di Natale

Recensione Un canto di Natale Quando aveva cinque anni, Charles Dickens fu mandato a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe per pagare i debiti del padre: per sei mesi fu sfruttato e maltrattato dal padrone. Quest'esperienza traumatica lo portò a sviluppare una particolare sensibilità nei confronti dei più deboli e in particolare dei bambini, che furono sempre al centro della sua vita come scrittore e come uomo: ebbe infatti ben dieci figli, che certo furono i primi a godere della magia dei suoi libri. Un canto di Natale contrappone la celebrazione della solidarietà cristiana, personificata nello spirito del Natale, alle ingiustizie subite nella società da quelli che Cristo chiamava "i miei fratelli più piccoli".

Protagonista del racconto è Scrooge, personaggio dal nome parlante, che in inglese significa "Tirchio". Nomen est omen, il nome è già tutto un programma: si tratta di un vecchio arricchito burbero, antipatico e cattivo che neanche il giorno di Natale trova dentro di sé lo spazio per un po'di calore o per un sorriso. Il Natale è una perdita di tempo, lo costringe a concedere un giorno di ferie pagate al bistrattato contabile Bob Cratchitt e gli fa perdere una bella quantità di denaro. Scrooge non ha famiglia: gli rimane solo un nipote, Fred, un ragazzo buono e generoso che egli fa di tutto per allontanare. Si rifiuta di trascorrere il Natale con lui e con la sua giovane moglie: ormai, ha sposato la propria solitudine e si difende con le unghie e con i denti da qualunque possibile intrusione nella sua vita. Il cuore del vecchio è sprangato, ben protetto da una cortina di filo spinato. Solo, odioso e prigioniero della sua stessa avidità, il protagonista proprio non capisce perché il suo impiegato, che deve provvedere con un misero stipendio a una numerosa famiglia ed ha anche un bimbo storpio, abbia sul viso un'espressione gioiosa, nonostante tutto. Scrooge pensa che un bambino malato non sia che una scocciatura: tanto vale che i meno adatti muoiano e facciano spazio a chi può essere utile alla società! Non sa che a illuminare lo sguardo di Bob, come anche quello di Fred, è proprio lo Spirito del Natale, che egli rinnega, ma che ben presto avrà di conoscere molto da vicino.

Dickens fonde la tradizione del romanzo gotico con il genere fiabesco, congegnando un intreccio che sa incantare grandi e piccini: una storia allegorica e didattica che non cade mai nel moralismo ma si fa strada dentro l'anima del lettore e gli propone di avere fiducia: il giorno di Natale porta un seme di felicità a chi è povero ma ha un animo puro! Chi vive nell'aridità e nella cupidigia invece ha la possibilità di liberarsi delle catene che tengono il suo cuore inchiodato a sciocche differenze sociali, allontanandolo dagli altri. Cambiare è possibile per tutti, anche per un vecchio bisbetico che ha ricevuto poco amore e non è stato in grado di custodire nemmeno quel poco che gli è stato dato: si è consolato coi soldi, che non possono però sfamare la sete profonda di tenerezza che è in tutti, anche in lui.

Una volta che si sono aperti gli occhi, si può cambiare, si può rimediare a qualsiasi errore passato. Si può diventare un raggio di sole per gli altri! Basta poco per ritrovarsi tutti uniti e per riaccendere un fuoco che andava spegnandosi: una sorriso, un augurio sincero, un bel tacchino grasso mandato in dono...

PollyAnna





 

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