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1000 euro o meno:
quando è difficile arrivare a fine mese

Crisi, precarietà? Reinventarsi ogni giorno in Italia con la famiglia che fa da paracadute
E’ morto l’anno scorso Ernesto Bonino, il divo che negli anni Quaranta cantava: “Se potessi avere mille lire al mese…”. Ha avuto il tempo di vedere una generazione di precari anelanti a mille euro, niente di paragonabile con le mille lire dell’epoca; purtroppo ha vissuto la crisi anche sulla sua pelle: nel 2000 ha dovuto chiedere allo Stato un sussidio perché, lungi dall’essere diventato (o meglio rimasto) milionario, a causa di una serie di investimenti sbagliati era ormai rimasto al verde, tanto da non riuscire a mantenersi.

Dev’essere difficile ritrovarsi sul lastrico da anziani, proprio quando ci si sente più fragili e si avrebbe bisogno di attenzione e cure. Anche a trent’anni, però, è tutt’altro che uno scherzo. Qualcuno dice che i giovani d’oggi siano dei bamboccioni, mammoni che non vogliono andarsene di casa e sfruttano per più tempo possibile il caldo nido di papà e mamma. In certi casi, sarà pure vero; ma la realtà che conosco è in gran parte diversa. Tanti di noi si stanno allenando a vivere in una vera e propria giungla, dove un lavoro non è la realizzazione e il compimento di un ciclo di studi, bensì una liana a cui ti devi aggrappare se vuoi passare da un mese all’altro- e spesso non è abbastanza lunga. Quindi bisogna cercare di afferrarne, quando possibile, due in un colpo. In questo modo, se una cede c’è l’altra che ti tiene su! Fuor di metafora, essere giovani indipendenti di questi tempi richiede una forza di carattere e una capacità di cavarsela notevoli; e anche così spesso l’autonomia totale rimane un ideale, e ogni tanto c’è bisogno di un aiuto esterno.

Laura ha trentacinque anni e un bimbo piccolo. Lei e il suo compagno lavorano entrambi, ma da soli non ce la fanno a mantenere la famiglia: li aiutano i genitori di lei. Laura parla molto bene quattro lingue, è laureata in politica internazionale e ha lavorato per un anno in Inghilterra come interprete. Ciononostante, non ha mai ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Cinque anni fa, dopo l’ennesimo licenziamento, ha avuto un crollo a livello professionale ed emotivo: non sapeva più come reinventarsi un’occupazione. Ha così deciso di frequentare un corso del Fondo Sociale Europeo che le desse un ulteriore titolo culturale. Lo stage proposto dal corso non ha dato i risultati sperati; è stato grazie a un colpo di fortuna, oltre che alla sua determinazione nel tentare qualsiasi strada, che un paio d’anni dopo ha ottenuto un contratto presso un ente pubblico. Quando ha scoperto di essere in attesa di Matteo, ha nascosto la pancia sotto maglioni larghissimi per quattro mesi: voleva aspettare che il contratto fosse rinnovato, e temeva che se avessero scoperto che era incinta avrebbero trovato il modo di lasciarla a casa. Adesso è più tranquilla? “Per fortuna c’è mia madre! Altrimenti, tra il mio stipendio e quello del mio compagno pagheremmo la baby-sitter, i pannoloni e poco altro. Con i miei come garanti, progettiamo di comprare un appartamentino… ma ci stiamo pensando e ripensando da mesi, perché questo significherebbe strozzarci con un mutuo trentennale, e come facciamo ad avere la certezza di riuscire a estinguerlo? ”

Da quanti anni studia il trentenne Luca? “Ho perso il conto. Laurea in storia dell’arte, specializzazione, ora dottorato. ..” E’stato fortunato, oltre che bravo: si è conquistato la stima dei suoi docenti: “Ho vinto un concorso pur non avendo corrotto nessuno e ho ottenuto un’ambitissima borsa di studio, che mi garantisce ben ottocento euro al mese, ma sta per scadere!” Inoltre sta cercando di far decollare una società che ha messo in piedi con alcuni colleghi: hanno rischiato i loro soldi e lavorano con orari inimmaginabili. “Per me non esistono sabati né domeniche né ferie, perché quando non lavoro alla tesi vado a caccia di opere d’arte dimenticate, organizzo eventi e viaggi nei quali faccio da guida turistica. Sono appena tornato da Monaco, domani parto per San Pietroburgo e a settembre sarò al Getty Museum di Los Angeles: sto girando il mondo e ne sono felice, ma non ho mai una settimana per me stesso e ogni mese mi chiedo se riuscirò a non andare in perdita. Dormo poco e la mia vita privata è ridotta al lumicino, ma non ho alcuna intenzione di mollare: per ora sembra che ce la stia facendo!” Il suo impegno e la sua preparazione sono una base solida; ma questo è sufficiente? “Inutile negare l’importanza di avere alle spalle il paracadute di una famiglia, la certezza che se qualcosa dovesse andare storto non mi ritroverò in mezzo a una strada…”

Nessun momento difficile è eterno: la storia ci insegna che dopo i periodi di recessione ci si risolleva, spesso più forti di prima. Ciò che conta è non mollare, e conservare la lucidità necessaria a imparare anche dalle esperienze dure: lo stanno facendo questi due instancabili lottatori? “”Io- dice Luca- sto imparando a cavarmela, ho sviluppato un’elasticità mentale che forse i nostri genitori, con il loro posto fisso, non avevano: sono sempre pronto ad affrontare gli imprevisti, a modificare i miei programmi, a far combaciare gli impegni… credo che questo sia un bagaglio che porterò con me per sempre”. “Io – afferma invece Laura- mi sono resa conto che le difficoltà non fermano la vita. Basta guardare Matteo! Quando guardo il mio bimbo giocare tranquillo e sereno mi intristisco perché, sempre impegnata a inseguire il lavoro, non posso dedicargli tutto il tempo che vorrei; d’altra parte, spero che la mia esperienza gli faccia capire sin da piccolo che l’impegno e la determinazione sono doti indispensabili, che far quadrare il cerchio è possibile, se si è realmente motivati a farlo”.

PollyAnna



 

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